jean paul gaultier  beth ditto

Aveva allegato degli occhialini 3D all’invito per la sfilata. Sul cartoncino due corpi nudi, uno taglia XXS, l’altro taglia XXL. Il messaggio che Jean Paul Gaultier voleva mandare era chiaro: qualunque sia la tua taglia puoi indossare i miei vestiti, che si modellano sul tuo corpo. Fantastico messaggio: non sono più le donne che devono adeguarsi agli standard imposti dagli abiti che le case di moda fanno sfilare, ma sono gli stilisti che si piegano alla realtà delle donne dalle taglie “normali”.
In un periodo in cui le modelle sono sempre più magre, e sono fortunate se riescono a sopravvivere, serviva una presa di posizione forte. Forte quanto la scelta di far aprire e chiudere la sfilata a Beth Ditto, cantante ventinovenne americana che ha bisogno di più di una X davanti alla sua L. Scelta coraggiosa, non solo per le forme della frontwoman del gruppo Gossip, che si proclama felicemente lesbica e dichiara di aver mangiato scoiattoli da bambina. Peccato che sembri una decisione dettata più dal desiderio di fare spettacolo, che dalla voglia di affermare la bellezza delle donne dalle taglie comuni. Quanto sarebbe stato più forte far sfilare ragazze normali al posto di modelle anoressiche insieme a Beth Ditto, che fanno un ossimoro in passerella? Molto di più, ma probabilmente non avrebbe fatto spettacolo. Pelle nera, calze a rete, pizzi appariscenti e stampe tridimensionali da guardare con gli appositi occhialini, con punte punk che rimandano agli anni Settanta-Ottanta. Questo è stato lo spettacolo parigino firmato Jean Paul Gaultier.
Le calzature schizofreniche quanto l’intera collezione: scarpe décolleté in vernice bicolore o argentate con tacco a spillo doppio, che con un’aggiunta si trasformano in stivali stringati, come quelli che vi ripropongo qui…

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